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Analisi dei focus group sulle vacanze

Che tipo di vacanze cercano le famiglie acliste? Quali sono i fabbisogni e i servizi richiesti? Con quali criteri viene scelta la destinazione? Sceglierebbero una vacanza di socializzazione?
Lo hanno chiesto i ricercatori dell’Iref ad alcune famiglie acliste (di Cuneo, Roma e Napoli) durante i lavori dei focus group per la ricerca “Rete turistica dei Borghi Nuovi”.

Tra i punti analizzati, la politica dei prezzi: le famiglie, ovunque, chiedono chiarezza e flessibilità. Per alcune di loro, soprattutto quelle con più di 2 figli piccoli, la scelta ricade sulle strutture che concedono il soggiorno gratuito ai bambini sotto i 6 anni. “Nella mia esperienza – dichiara una giovane mamma di Roma- da quando ho i bambini, pur restando tutti in una fascia di età abbastanza piccola quindi entro i 5 anni, mi sono trovata per due anni consecutivi a fare le vacanze in un villaggio turistico, cosa che prima di avere figli non avrei mai fatto e che ho sempre detestato come concetto di vacanza. Va detto che il rapporto tra i servizi offerti ed il costo è decisamente vantaggioso, visto che ti danno anche la baby sitter”.
Alle famiglie di Napoli, piace l’idea di rendere flessibili i prezzi di una struttura vacanziera in base al giorno della settimana e/o al periodo dell’anno: “Perché uno così può decidere, anziché di stare a casa, di sfruttare un periodo più economico e fare una settimana per esempio in un posto come, magari, la Sardegna”.

Altri punti trattati, quelli della logistica e dei servizi. La vacanza al mare si conferma la soluzione che riscuote maggior successo tra il target di famiglie scelte nel progetto. “Tendenzialmente quando si parla di vacanze siamo sempre orientati verso le soluzioni di mare”, dicono a Napoli; “Uno propende ad andare verso il mare anche perché i bambini si divertono e poi la situazione è più facile da un punto di vista sia economico ma soprattutto di tempo perché è più facilmente gestibile una giornata al mare che una in montagna”, fanno eco a Roma. “Avendo dei figli, il mare è una scelta quasi obbligata. Come diceva il medico o il pediatra di una volta, bisogna portarli al mare per fargli respirare lo iodio”, rispondono anche a Cuneo, dove, però, alcune famiglie ribattono: “Ma non esiste solo il mare! Puntiamo anche sulle città d'arte, puntiamo su quei luoghi dove ci sia qualcosa da vedere o altro”.
Va detto anche che, tutti d’accordo, la soluzione al mare perde tutto il suo appeal se la struttura non è effettivamente a ridosso di una spiaggia. L’essere obbligati a prendere l’auto o un altro mezzo pubblico per raggiungere la spiaggia più vicina è un elemento di per sé sufficiente a far cambiare meta.
“La vicinanza al mare è fondamentale. Il fatto di non dover prendere la macchina questa è già una vacanza!”, dicono a Roma, abituati allo stress del traffico.

Le famiglie dei focus group fanno emergere all’unisono anche l’importanza della vicinanza del posto di alloggio delle vacanze ai servizi principali: “Al terzo figlio, le cose che valutiamo, io e mio marito, per le esperienze che abbiamo avuto sono la vicinanza ad un centro in cui ci sia un ospedale”, dice una mamma di Roma; “A me è capitato di farmi 30 km con un bambino che sta male! Se devi farti 30 Km con il bambino che perde sangue perché si è rotto la testa, che fai? Sono 30 Km, non sono una stupidaggine”, risponde un’altra mamma romana; “A me capita di guardare dov'è l'ospedale perché di solito, quando andiamo in vacanza, uno dei nostri figli ce lo portiamo sempre!” sostengono anche a Cuneo.
Io penso che la cosa più importante sia sapere a quanta distanza hai i centri per andare a fare la spesa”, “Servirebbe una farmacia vicina che sia attrezzata, perché magari se devi comprare l'aspirina non è che ti puoi 50 km" aggiungono a Roma.
Il mare è bello, però non deve essere un posto isolato dove ci si annoia, voglio dire, se tu vuoi andarti a fare una passeggiata devi vedere quattro persone. Ci deve essere qualcos’altro che puoi fare...” sottolineano le famiglie a Napoli. “Anche la persona che gestisce la struttura deve indicare delle possibilità alternative”, suggeriscono a Cuneo.

Alle famiglie acliste, è stato anche chiesto cosa ne pensassero di una vacanza comunitaria, magari autogestita. “Io, per esempio, preferisco una situazione di autogestione, ho fatto altre vacanze con altre persone, è difficile che andiamo in vacanza da soli, molto difficile, quasi impossibile, preferisco il fatto di gestirmi in tutto e per tutto piuttosto che dover sottostare magari a una struttura che già pronta o a tutto già organizzato” dice un papà di Roma; “Fare un'esperienza del genere è bello ed interessante se lo fai per tre-quattro giorni, al massimo sette, perché comunque riesci forse ad integrarti meglio” rilanciano a Cuneo, dove però c’è anche chi evidenzia: “Per i bambini è il non plus ultra, viaggiare e stare insieme ad altre famiglie, dormire tutti insieme, mangiare tutti insieme…”.

Certo, i rischi dell’autogestione di gruppo, sono quelli della convivenza: “Generalmente litigano le donne e generalmente le donne litigano in cucina... quindi questo è un dato importante per l’organizzazione della vacanza!”, ammettono con ironia a Roma. “Bisogna partire dal presupposto che le vacanze devono essere vacanze per tutti, non solo per noi, ma anche per le mogli cioè, fanno già da mangiare, lavano e stirano per tutto l'anno, se lo devono fare pure per poche settimane, 10 giorni, cioè quello non è più vacanza!”, sostiene un marito di Cuneo.
Inoltre,  le famiglie interpellate ribadiscono un po’ ovunque che la condivisione degli spazi non permette di avere privacy, né di organizzare le attività dei bambini quando questi hanno età differenti: “Se giri con dei bambini che più o meno conosci e che hanno le stesse esigenze, ok, però, se ti trovi con altri, che magari non fanno la stessa cosa perché hanno proprio delle dinamiche diverse, trovarsi chiusi in una struttura con 25 persone, con 12 bambini può essere complicato! […] Magari con dei ragazzi più grandi è più semplice, ma con i bambini diventa impossibile. E poi se hai il bambino che si sveglia alle 5 e mezza e comincia a strillare? Va bene una mattina, due, poi la terza mattina, eh?”, dicono a Cuneo.

Quello che le famiglie cercano, è sicuramente un luogo a misura di famiglia. A questo proposito ci sarebbe molto da imparare dalle strutture turistiche o dai locali pubblici della Francia (e in generale di tutta l’Europa centrale e l’Europa del Nord) dove la sensibilità e l’attenzione che si rivolgono alle famiglie con bambini piccoli e alle loro esigenze è molto più alta che in Italia. “Al castello di Avignone in Francia, c'hanno chiesto loro se avevamo bisogno dello zainetto per portare il bambino. A Urbino, con il passeggino, ci hanno detto che non potevamo utilizzare l'ascensore perché l'ascensore era esclusivamente per i disabili. Quindi ci siamo fatti quattro piani del Palazzo Ducale, portando il passeggino”, raccontano a Cuneo.

Altre curiosità emerse dai lavori dei focus group: le famiglie acliste preferiscono andare in vacanza nei mesi estivi, tranne agosto; quelle con figli in età scolare hanno il problema di come far passare il tempo ai bambini dopo la chiusura delle scuole, quindi prediligerebbero una proposta di vacanza vicina al posto dove si vive, per permettere magari alla mamma di stare con i figli e al papà che lavora di raggiungerli la sera o nel fine settimana; ok alle prenotazioni on line, ma solo se c’è anche un numero di telefono di riferimento, meglio però chiedere consigli e informazioni a qualcuno di fiducia.

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