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Famiglia, laboratorio quotidiano di cittadinanza attiva

Contributo delle ACLI per la II Conferenza Nazionale della Famiglia “Famiglia – Storia e futuro di tutti” (Milano, 8 - 10 novembre 2010)

Cittadinanza sociale, inclusione sociale, protagonismo: sin dalle prime battute il Documento delle ACLI per la II Conferenza Nazionale della Famiglia, curato dall’Area Politiche per la Famiglia, in collaborazione con il Dipartimento Welfare e la Funzione Studi, definisce l’idea di fondo delle politiche delle ACLI per la famiglia: considerarla un laboratorio quotidiano per la ricerca e il conseguimento del bene comune, a partire dalla sua centralità e dalla sua bellezza.
A tre anni dalla Conferenza Nazionale della Famiglia “Cresce la famiglia, cresce l’Italia” realizzata a Firenze, le ACLI non riscontrano particolari progressi, pertanto, la ricchezza di beni relazionali della famiglia, ancora si scontra con la crisi economico finanziaria che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni, motivo per cui le ACLI chiedono alla politica di mettere davvero nell’agenda delle sue priorità un sistema integrato di welfare che ponga al centro la famiglia.

Dall’urgenza di una svolta culturale e legislativa, che avvii una forte azione di empowerment sulle famiglie, attivando le potenzialità delle singole persone e delle relazioni che sono capaci di costruire, bisogna passare a delle politiche integrate e mirate, che superino la logica emergenziale e assistenziale e diventino un welfare promozionale, a misura di famiglia, non più basato su interventi frammentati e di carattere locale, ma parte fondante di una politica di sistema a favore della famiglia. Famiglia che va riconosciuta tanto un soggetto di diritti, quanto un luogo di responsabilità e di assunzione di doveri.

Si tratta, allora, di prendersi tanto carico delle famiglie in difficoltà, quanto di saper accompagnare adeguatamente l’evoluzione nella ordinarietà e valutare le ricadute di tutte le politiche sociali, fiscali, sanitarie, formative, abitative, del lavoro, ecc. sul soggetto famiglia, ovvero secondo la logica del family mainstreaming.

In sostanza, le Acli sostengono un approccio multidimensionale e sistemico che metta al centro di tutte le politiche la famiglia in quanto soggetto sociale. E il loro impegno per e con la famiglia tenta concretamente di connettere il fare con il pensare, mettendo in campo interventi di ampio respiro, coerente con una visione culturale e valoriale della famiglia.

Sul piano delle opere concrete, le ACLI, con i loro Servizi (Patronato, CAF, Enaip, ecc.) e le Associazioni specifiche (US Acli, Acli COLF, CTA, ecc), lavorano da sempre per i diversi componenti della famiglia (donne, lavoratori, anziani, giovani), nei vari ambiti che la riguardano (fisco, sport, patrocinio, formazione, ecc), sia nell’ordinarietà, che in situazioni di emergenza.

La novità sono i Punto famiglia ACLI, che sperimentano a livello locale e dal basso, la cittadinanza e il protagonismo familiare.
Sorti grazie ai fondi del 5 per mille, i circa 90 Punto Acli Famiglia, diffusi in più di 60 Province d’Italia, nelle grandi metropoli come nei piccoli centri, sono forme innovative di aggregazione, accompagnamento e servizi, volti a rispondere ai bisogni materiali e relazionali delle famiglie e a evidenziare le loro capacità di auto tutela e mutuo aiuto, valorizzando il loro protagonismo.

Con la loro funzione di “porte sociali”, la capacità di essere sentinelle del territorio, costruttori di solidarietà e facilitatori di coesione sociale, i Punto Acli Famiglia si reggono dunque su tre pilastri: ascolto, orientamento ed empowerment delle famiglie.

Contrastare la povertà delle famiglie, sostenere il formarsi di nuove famiglie, rendere conciliabili le esigenze di lavoro con quelle connesse alle responsabilità genitoriali, sostenere il processo di integrazione e inclusione sociale delle famiglie immigrate, riconoscere la soggettività fiscale delle famiglie e garantire l’equità, restituire alla famiglia il suo ruolo di prima cellula educativa: sono le priorità da cui partono le ACLI per elaborare le loro proposte concrete, riassunte in 5 macro aree.

1) Povertà ed esclusione sociale
-Nuova formulazione dei criteri della social card, destinandola a tutte le famiglie povere residenti in Italia, comprese quelle degli immigrati. Il trasferimento monetario sia accompagnato da una rete di servizi locali che prenda in carico l’intero nucleo familiare.

2) Fisco
-Inserire nel regime attuale di tassazione il quoziente familiare. La suddivisione del reddito familiare per il numero dei componenti e l’applicazione di un’aliquota sulla somma suddivisa.
Le Acli sostengono anche il Fattore Famiglia sviluppato dal Forum delle Associazioni familiari, che propone una riforma del fisco, capace di costruire un sistema equo per le famiglie con carichi familiari, facendo sì che una famiglia con figli paghi meno tasse rispetto ad una famiglia che non ne ha.

3) Lavoro
-Migliorare l’offerta formativa della scuola, della formazione professionale e dell’Università in modo da favorire l’incontro tra le competenze richieste dalle imprese del territorio e i profili del sistema formativo.
-Rafforzare l’intera gamma dei servizi per il lavoro, sia nel sistema pubblico che in quello privato, per garantire percorsi personalizzati di inserimento lavorativo che riducano i tempi di inoccupazione e di disoccupazione. In particolare per i giovani il contratto di apprendistato potrebbe diventare il veicolo di accesso al mondo del lavoro.
- Introdurre agevolazioni fiscali per le aziende che favoriscono l’occupazione giovanile e femminile e che investono nel meridione.
- Realizzare una riforma degli ammortizzatori sociali a carattere mutualistico che oltre ad estendere il trattamento di integrazione al reddito e i contratti di solidarietà a tutti i settori produttivi e tipologie contrattuali in caso di ristrutturazione o crisi aziendale, sia orientata ad ampliare le misure di sostegno verso le famiglie più numerose e nei contesti familiari a monoreddito. Anche le indennità di disoccupazione dovrebbe essere differenziato a seconda del contesto familiare.

Per favorire la conciliazione fra tempi del lavoro e tempi della famiglia le ACLI propongono di:
- Innalzare l’astensione obbligatoria per maternità a sei mesi, portando l’indennità dall’80% al 100%, come ha di recente proposto il Parlamento europeo, e lasciando la scelta fra 2 mesi prima + 4 mesi dopo o 1 mese prima + 5 mesi dopo.
- Riconoscere un’indennità pari all’60% della retribuzione ai padri nei primi due mesi di congedo volontario eventualmente usufruiti.
- Introdurre forme di orario di lavoro flessibile e familyfriendly.
- Aumentare i servizi materno-infantili e diminuire i costi di accesso favorendo convenzioni tra strutture private ed enti locali.

4) Lavoro di cura
- Prevedere per le famiglie-datore di lavoro meccanismi di sostegno da parte dello Stato italiano come l’intera detraibilità del costo del lavoro domestico e riconoscerle come una sorta di sostituto d’imposta;
- distinguere il lavoro domestico di servizio alla famiglia e del governo della casa, dal lavoro di cura svolto per le persone non autosufficienti inserendolo nel diritto costituzionale alla salute.

5) Educazione
-Promuovere processi di alleanza educativa tra famiglie, scuola, territorio, anche avvalendosi delle possibilità offerte dall’autonomia scolastica, che colloca le scuole e i centri di formazione professionale tra gli attori principali delle comunità locali, e valorizzando l’associazionismo dei genitori, degli insegnanti, del territorio;
-Investire sull’educazione extrascolastica e sul cosiddetto “tempo libero” (associazioni, sport, musica, oratori…), esigendone la qualità e la trasparenza, valorizzando le “passioni” e le professioni educative e coinvolgendo le famiglie;
-Elaborare e varare un piano nazionale dell’educazione, che coinvolga i livelli territoriali e i soggetti sociali, prime fra tutte le famiglie organizzate, per promuovere politiche educative integrate, riconoscendo l’educazione intesa in senso ampio tra i bisogni e i diritti essenziali della persona.



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