Sei qui: Home | Notizie da e per la famiglia | Speranza “famiglia” nel programma di Governo
Speranza “famiglia” nel programma di Governo

Flessibilità, fisco, nidi per la piena inclusione delle donne e un sostegno alle famiglie

Nel suo dfamigliaiscorso al Senato, lo scorso 17 novembre, il neo presidente del Consiglio, Mario Monti, ha affermato "Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile del paese, è una questione indifferibile".
Continuando poi a riferirsi alle donne, indicate insieme ai giovani come motore del Paese, Monti ha aggiunto "E' necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità, o alla paternità, da parte di entrambi i genitori nonchè studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne".
Parole importanti, quindi, grazie alle quali occupazione femminile e conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita entrano finalmente a pieno titolo nel programma di Governo, avendo quindi riconosciuta un’urgenza pari a quella che oggi l’opinione pubblica attribuisce ad interventi, anch’essi presenti nel programma di Monti, come taglio dei costi alla politica, lotta all'evasione, riforma del mercato del lavoro e pensioni, probabile reinserimento dell'Ici e patrimoniale.
Temi prioritari che, tuttavia, già in passato figuravano all’interno di proclami rimasti inattuali nelle azioni dei Governi.
Da anni infatti le Acli, così come il Forum delle Famiglie, denunciano una mancanza in Italia di politiche family friendly, come per esempio la mancanza di flessibilità nell’organizzazione del lavoro e di servizi di cura che non solo limitano la partecipazione femminile al mercato del lavoro, ma di fatto si configurano come un vero e proprio ostacolo al fare famiglia. Famiglia che invece, se adeguatamente sostenuta, potrebbe divenire vero e primo volano di ripresa economica per tutto il Paese, favorendo tanto l’aumento delle nascite (cosa di non poco conto se pensiamo all’inverno demografico cha attanaglia l’Italia in questo momento) quanto la ripresa dei consumi.
Un cammino quindi, quello della famiglia, che inevitabilmente avanza di pari passo agli interventi per un’inclusione sociale della donna che non la ponga più di fronte all’aut-aut tra l’essere madre, moglie o lavoratrice ma che favorisca la conciliazione delle tre figure, anche attraverso una distribuzione equa delle responsabilità familiari, ovvero una maggiore attenzione al tema della paternità. Perché se è vero che la donna è lavoratrice, moglie e madre, è altrettanto vero che l’uomo non deve essere solo lavoratore e marito, ma anche padre, con tutti gli oneri e gli onori che ciò comporta.
La speranza che le parole pronunciate da Monti ci suscita, quindi, è grande. Ma non è la speranza di chi vuol dimostrare di aver avuto sempre ragione in questi anni a puntare su famiglia e conciliazione, a denunciare la mancanza di asili nido e di servizi di cura per gli anziani ed i disabili. La nostra è la speranza autentica che quanto detto non resti lettera morta; è l’attesa feconda e attiva di un futuro migliore per questo Paese, che non ci aspettiamo appaia improvvisamente, ma per il quale piuttosto vogliamo rimboccarci le maniche e, con l’aiuto concreto dello Stato, iniziare a costruirlo davvero.