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Dare priorità alla famiglia

"Politiche per le famiglie: la concretezza delle scelte", il dibattito delle Acli provinciali di Venezia

priotirta_famigliaLa reintroduzione dell’Ici? Può starci, a patto che non sia universalistica, ma venga calmierata su base familiare. Le misure del nuovo governo Monti sono al vaglio delle Acli, che attendono al varco l'esecutivo sulle prossime scelte. «Il neo Premier ha parlato di "equità sociale" e questo è un termine che ci piace. Ma staremo a vedere. Certo, ora si apre una nuova stagione. Finora la famiglia era stata messa in forte evidenza ma solo a livello teorico, perché poi la politica in termini concreti stava lavorando poco. Ora vedremo se vi sarà un cambio di rotta. A partire dalla manovra finanziaria, perché quella a cui si stava lavorando rischiava di risultare solo un peso per le famiglie». A dirlo è Lidia Borzì responsabile nazionale Acli per la famiglia, a margine del convegno promosso dalle Acli provinciali giovedì 24 novembre al Laurentianum di Mestre, dal titolo “Politiche per le famiglie, la concretezza delle scelte”.
In attesa di conoscere nel dettaglio le politiche nazionali, ci si concentra su quelle locali perché, spiega Borzì, «la partita si gioca sul territorio, con politiche mirate e alleanze. Gli enti locali sono toccati dalla crisi e dalla manovra, il rischio è che per proprietà transitiva i tagli si ripercuotano sui cittadini, nella diminuzione dei servizi e del welfare». Vanno contrapposti dei modelli virtuosi: «Famiglia, istituzioni, società civile, Chiesa, come quattro gambe di un tavolo che promuove sinergie e recupera risorse».
Un esempio viene da Venezia, dove le Acli stanno già lavorando insieme al Comune, alla diocesi e alle associazioni. Le Acli con iniziative sugli stili di vita, sui gruppi di acquisto, sulla family card. Il Comune su progetti per le famiglie "protagoniste", la diocesi sulla solidarietà. «Si può partire proprio da qui».
Esempi concreti, dunque. E non a caso il convegno ha puntato sul termine concretezza. «In questo senso - aggiunge Lidia Borzì - può emergere una doppia valenza, culturale e concreta. Culturale nel senso di lavorare sugli stili di vita, ancorandosi fortemenete a dei fattori valoriali di vita importanti. Penso all'ultimo rapporto Caritas-Zancan che ha messo in evidenza l'impoverimento delle famiglie. Ma va anche detto che si fa fatica a rinunciare a taluni stili di vita, che sono quelli che propone il modello consumistico. Occorre dare un segnale forte in questo senso, cui accompagnare politiche per la famiglia che siano mirate». Poi c'è l'aspetto concreto ovvero, «mettere al centro la famiglia con azioni concrete. Pensiamo a doposcuola, gruppi di acquisto ma anche a un progetto dedicato agli sport "a misura di famiglia", per consentire attività sportive a prezzi contenuti. Tutto questo rientra in un percorso che stiamo sperimentando a livello nazionale e che stiamo proponendo, dal titolo "Fare i conti con la crisi". Un aspetto che stiamo approfondendo riguarda le conseguenze della crisi a livello coniugale, perché ci stiamo rendendo conto che certe rinunce dovute alle difficoltà economiche provocano tensioni e talvolta portano a separazioni. Per questo intendiamo lavorare sia sul piano concreto (in collaborazione con Banca Etica) sia a livello culturale, sugli aspetti valoriali da mettere in campo».
Più in generale, il tema riguarda la cittadinanza familiare: «Se la famiglia viene riconosciuta come soggetto allora si può investire su di essa, si può intervenire a livello politico e legislativo. Purtroppo manca una politica sistemica, finora si sono fatti interventi spot e basta. Vedi - conclude Borzì - il tema dell'introduzione del quoziente familiare che è fermo da anni».

FONTE: GVOnline.it