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“Noi Italia 2012”, un Paese con l’11% delle famiglie residenti povere

Nel rapporto Istat, la fotografia di un'Italia più povera e più anziana

Un Paese più vecchio, con molte famiglie povere, un alto debito pubblico e molti giovani inattivi e disoccupati; questa è la foto scattata dall’Istat nell’ultimo rapporto “Noi Italia 2012”.
La percentuale delle famiglie in Italia in condizione di povertà relativa è ulteriormente aumentata (11%), coinvolgendo di fatto 8,3 milioni di persone; un dato non di poco conto che va ad affiancarsi a quello ancor più preoccupante del 4,6% famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta, interessando così oltre 3 milioni della popolazione italiana.
Una famiglia deprivata dunque, soprattutto nell’Italia meridionale e insulare, con la Sicilia che conquista il podio della disuguaglianza nella distribuzione del reddito e del reddito medio annuo più basso (oltre il 25 per cento in meno del dato medio italiano); ma anche una Famiglia e, quindi, un Paese che invecchia attraversando un rigido inverno demografico.
Si allunga infatti la vita media degli italiani (84,4 anni per le donne e 79,2 anni per gli uomini), ma diminuiscono le nascite ed il numero dei giovani, in una dinamica che allarga il divario tra le generazioni e che porta al 144,5% l’indice di ricambio della popolazione attiva. Un circolo vizioso dunque che aumenta la dipendenza economico-sociale tra le generazioni indicando che oggi le persone potenzialmente in uscita dal mercato del lavoro sono il 52,3% in più di quelle potenzialmente in entrata. Ma solo “potenzialmente” perché il mercato del lavoro italiano del 2010, continua il rapporto Istat, si è caratterizzato per un tasso pari al 37,8% di lavoratori inattivi o NEET (Not in Education, Employment or Training), con un livello di disoccupazione che si attesta all’8,4% e con più di 2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni fuori dal circuito formativo e lavorativo.
Di certo siamo di fronte ad una situazione grave, figlia tanto della crisi economica che ha investito i Paesi dell’Eurozona, quanto di decenni di politiche poco lungimiranti che hanno puntato a contenere le emergenze contingenti.
Certo, dopo il burrascoso anno economico appena trascorso, non potevamo aspettarci nulla di diverso; tuttavia le cifre che il rapporto Istat “Noi Italia 2012” ci consegna non possono e non devono essere semplici numeri nel flusso quotidiano di percentuali negative a cui questa crisi ci ha abituato.
Dobbiamo ridare il volto e la voce delle persone a questi numeri affinché essi possano raccontare a tutti le condizioni reali delle famiglie e del Paese e possano costituire la base da cui iniziare a sviluppare quelle riforme, che oltre al rigore e all’equità, puntino ad un vero e durativo sviluppo del Paese.
L’anno appena iniziato si stende ancora davanti a noi come un insieme di pagine bianche, e se, su alcune di queste la crisi ci ha già inevitabilmente scritto sopra “sacrificio”, adesso spetta a noi tutti, cittadini, Istituzioni, società civile, riempire le altre con parole di speranza (ma anche con i fatti!) che sappiano disegnare un futuro migliore in cui l’orizzonte del progresso sociale, così come di quello economico e tecnologico, torni ad essere un orizzonte pienamente inclusivo.
E tra queste parole, la prima è di certo “famiglia”, non più considerata dai governi come sinonimo di ammortizzatore sociale, bensì come l’equivalente di risorsa, una risorsa che se adeguatamente sostenuta è in grado di rigenerarsi da sola garantendo non solo la sua sussistenza ma anche quella dell’intero Paese; perché di fatto, a ben vedere, l’Italia è una famiglia di famiglie, e se l’11% di esse vive in condizione di deprivazione, in realtà, è l’intera collettività ad impoverirsi.