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Spalle troppo piccole per questa crisi

Quando la povertà travolge i giochi, i sogni e le vite dei bambini italiani

Si dice che la crisi, una crisi economica forte e violenta come quella che stiamo vivendo, non risparmi nessuno e getti su tutti il peso dei suoi effetti. La crisi, dunque, non opera discriminazioni di razza, sesso, religione, cultura ed età, ma impone ad ognuno di noi un peso diverso. C’è chi ha spalle (e redditi) forti e sopporta la crisi senza grande fatica; c’è chi, purtroppo, ha spalle allenate da tempo a sorreggere il peso della povertà; c’è poi, chi invece si trova impreparato da subito e barcolla; e c’è, infine, chi davvero ha spalle troppo piccole per farsi carico di questo fardello: i bambini.
Indifesi, essi sono lo specchio di famiglie che, proprio per via della crisi, non hanno strumenti per far fronte ai loro bisogni, per tutelarli e proteggerli da una povertà che avanza e che rischia di fatto di comprometterne la spensieratezza, le aspirazioni e le vite.
Secondo l’«Atlante dell'infanzia a rischio» pubblicato da Save the Children, infatti, le condizioni di vita dei minori (in Italia 10 milioni 229 mila tra bambini ed adolescenti) sono notevolmente peggiorate: il 24,4% è a rischio povertà, mentre già il 18,3% vive in povertà, il 6,5% è in condizione di povertà assoluta e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale.
Inoltre, il rapporto rivela che la maggior parte di questi minori (due su tre fra quelli in povertà relativa, ed uno su due in povertà assoluta) vive nelle regioni del Mezzogiorno: il tasso più alto di bambini poveri lo fa registrare la Sicilia con il 44,2% dei minori, a cui fanno seguito la Campania (31,9%) e la Basilicata (31,1%).
Come già segnalato anche da altre indagini Istat, si tratta di percentuali in aumento (dal 2007 al 2010 i bambini che vivono in famiglie relativamente povere sono aumentati del 18,2%, mentre quelli che vivono in povertà assoluta del 6,3%) segno delle crescenti difficoltà che le famiglie incontrano nell’acquistare beni necessari per lo sviluppo fisico e intellettuale dei figli, dall’abbigliamento ai libri.
Ovviamente, così come evidenziato per gli adulti, non si tratta di una deprivazione materiale che nega ai bambini l’ultimo videogioco o agli adolescenti l’abbigliamento firmato; bensì di una povertà che ostacola in primo luogo l’accesso ad altri diritti: diritto alla salute, allo sport, all’educazione scolastica, ad un’alimentazione sana, ecc… . A tale proposito, la ricerca ha rilevato che nel Nord Est ben il 7% delle famiglie con minori ogni due giorni trova difficoltà a dare ai figli un pasto adeguato, e ancora che, nell’ultimo anno, al Sud il 14,7% di nuclei familiari con bambini si è trovato almeno una volta a non avere i soldi necessari per le cure mediche.
L’emergenza della povertà minorile, dunque, sebbene abbracci tutta la penisola, si manifesta maggiormente al Sud, luogo di fragilità economiche e sociali, in cui gli interventi pubblici messi in atto non sono sufficienti ad arginare il fenomeno.
In questi contesti, infatti, sono spesso le parrocchie o le Associazioni del Terzo settore a sopperire alle mancanze dei sistemi di welfare, con servizi che sostengono le famiglie nella loro problematicità quotidiana, come ad esempio fanno i Punto Acli Famiglia e come ha raccontato, intervenendo nel programma di Radio Rai 1 “La radio ne parla” dedicato al tema “Sud Italia, emergenza bambini poveri”, Graziella Lombardo, responsabile del Punto Acli Famiglia di Catania.
In particolare l’esperienza dei Punto Acli Famiglia di Catania, dislocati nei quartieri più a rischio della città, ci racconta di come la crisi abbia ampliato il bacino di famiglie che usufruivano dei suoi servizi, coinvolgendo di fatto il ceto medio impoverito e generando così nuovi bisogni, che non sono solo quelli primari, come l’alimentazione, ma riguardano spesso l’impossibilità di queste famiglie si seguire i propri figli nei percorsi di scolarizzazione. A queste nuove necessità, il Punto Acli Famiglia cerca, dunque, di far fronte ogni giorno mettendo in campo un’offerta di servizi, attività di accompagnamento e di aggregazione coerente con i bisogni rilevati.
Luoghi e servizi come quelli offerti dai Punto Acli Famiglia cercano, dunque, di sostenere e promuovere le capacità di auto soccorso e mutuo aiuto delle famiglie, affinché esse possano riuscire a fare i conti con questa crisi, senza permettere che siano i propri figli a doverne portare il peso sulle loro piccole e inadatte spalle, rischiando di piegarsi fino a perdere di vista l’orizzonte dei propri sogni.