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Male pensioni e potere d’acquisto: intervenire subito per invertire la rotta

Un commento di Lidia Borzì ai dati del bilancio sociale dell’Inps

famiglia&pensioniNon si ferma il calo del potere d’acquisto delle famiglie, mentre più della metà dei pensionati italiani va avanti con meno di mille euro al mese.
Le Acli commentano con preoccupazione i dati del bilancio sociale dell’Inps che mostra come il potere d’acquisto delle famiglie italiane nel 2011 abbia fatto registrare un calo pari al 5,2% rispetto al 2007.

«Non potevamo certo aspettarci dati diversi – afferma Lidia Borzì, responsabile nazionale Politiche per la famiglia delle Acli – vista la progressiva erosione dei redditi; quello che ci preoccupa però, è che la condizione delle famiglie sarebbe potuta essere ben più grave se non fosse venuto in loro aiuto l’effetto compensativo delle prestazioni sociali».
«Bisogna chiedersi quindi – continua Borzì – quanto ancora potranno reggere queste famiglie, ora che sono costrette a fare i conti proprio con i tagli al sistema di welfare e che non possono più contare nemmeno sull’aiuto economico dei nonni, che in questi ultimi anni è stato il “paracadute sociale” di molte famiglie».

E sulla condizione economica dei pensionati, il 17% dei quali riceve un assegno inferiore ai 500 euro, avverte: «Siamo davanti ad un chiaro segnale di quella che potrebbe configurarsi presto come un'emergenza sociale, perché per gli anziani non vi è solo il rischio di trovarsi in una condizione di povertà relativa, ma anche e soprattutto quello di incorrere in un maggior rischio di esclusione sociale».

«Bisogna intervenire urgentemente» conclude Borzì. «È necessario imprimere al Paese un cambio di rotta che passa inevitabilmente da una riforma fiscale più equa e attenta alle marginalità sociali che rischia di creare. Serve un progetto di ampio respiro che metta al centro la famiglia, sostenendone la crescita ed il reddito, ma che sappia anche leggerne i bisogni in termini di servizi. Scommettere sulla famiglia sarebbe, quindi, la vera inversione di rotta, l’unica in grado di assicurare la crescita economica sociale e relazionale dell’Italia».